Zelda Sartori


Atmosfere soffuse, immagini del quotidiano che diventano intime rappresentazioni emotive. Fiori come lettere di un alfabeto della memoria. Il lavoro di Zelda Sartori si è trasformato negli anni fino a raggiungere un preciso rigore di forma e colore.

"Mi piace dipingere di un fiore il suo ricordo, esternarlo per renderlo quasi astratto". "Sento gli interni come luoghi abitati anche se rarefatti e sempre ovattati... la presenza umana si avverte in qualche particolare come un fiore in un vaso o un cesto di frutta". "I tavoli sono immersi in una luce lunare, sono situazioni notturne, sospese... E' proprio una luce fredda che tocchi gli oggetti". "Ogni volta che mi trovo a dipingere un gatto penso alla frase di Victor Hugo... Dio ha creato i gatti perchè gli uomini potessero accarezzare le tigri" (parole di Zelda Sartori per il catalogo della sua prima personale Carte e tele, Galleria l'Affiche, Milano, 2002)

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